“Eudaimonià” Mostra Personale dell’artista Genti Tavanxhiu, presso la Palazzina Azzurra, San Benedetto del Tronto (AP), Italia

Dalla osservazione delle opere in mostra al primo piano della Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto dall’artista Genti Tavanxhiu, si può capire immediatamente che la tecnica pittorica messa in atto è simile a quella impiegata nelle sue sculture.

Quello che subito colpisce sono le dimensioni notevoli dei quadri, che sono eseguiti su supporti rigidi (vecchie tavole di legno e materiali di recupero) che hanno un forte impatto visivo ed emotivo sull’osservatore.

La rinuncia all’impiego della tradizionale tela impiegata dai pittori, da parte dell’artista, non è una scelta casuale ma motivata dalla necessità di avere una superficie rigida e resistente che permette una lavorazione lunga e faticosa sulla superficie, forse ricorda il materiale impiegato nelle icone dell’arte greco-ortodossa. Il processo creativo pittorico è simile a quello scultoreo e sotto intende sempre fatica e sofferenza fisica che coinvolge tutto il corpo dell’artista.

Dopo la preparazione della superficie pittorica con l’impiego della fuoco, le figure sono delineate nell’insieme con potenti e larghe pennellate di colori puri, come se fossero sbozzate con la “subbia” nella pietra, segue un lungo lavoro di rifinitura eseguito con tratti più sottili di vari colori preferibilmente opposti che si sovrappongono fino a formare una superficie intrecciata di segni simile a quelli generati dalla “gradina” nelle sculture.

Osservando da vicino le tavole dipinte emerge una tessitura eseguita anche a secco con l’impiego di abrasivi e della fiamma al fine di ottenere una stratificazione dei colori che culmina con l’applicazione della cera naturale che ricopre e protegge la superficie dipinta generando un effetto encausto.

Considerazioni sulla “mano” dipinta e quella scolpita
Nel dipinto in foto l’artista, partendo dalla impostazione della figura femminile che evoca forme di Michelangelo ed attingendo alla tradizione iconografica figurativa mediterranea, raffigura la mano destra con semplici colpi di pennello che richiamano l’arte arcaica primitiva.

L’opera scolpita nella pietra è invece eseguita attraverso l’impiego di una sapiente tecnica scultorea che richiama il virtuosismo della arte greca ellenistica, in cui la materia viene ricoperta (dipinta) con una patina che riproduce la superficie tattile della pelle. La mano simbolicamente esprime il bisogno e la nostalgia di una carezza intesa come riscoperta del tatto.

In tempi di pandemia da coronavirus in cui è vietato la “vicinanza” tra le persone, l’arte di Genti, attraverso le mani dipinte e scolpite che cercano tenerezza, vuole sottolineare un aspetto tipico della natura umana: la necessità di vivere un contatto fisico con l’altro. Attraverso l’osservazione delle due mani possiamo comprendere la raffinata competenza artistica di Genti che riesce a fondere in una sintesi personale ed originale le due culture del mare Adriatico.
L’arte è un’espressione d’amore,
ci consente di trovarci e perderci nello stesso tempo.

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