Posts in Category: SCULPTURE

small sculpture

               

                                  

                

         

                              

      

             

    

             

        

                  

      

                 

      

        

      

Trade Winds , Marble h 200cm, Istanbul Turkey 2016

As evident, it is a mixture of geometric and organic forms, coexisting in harmony creating beautiful contrasts of light and shadow.  In historic representations on naval maps, trade winds are depicted through curvilinear signs to indicate the foreign and sinuous nature of this element symbolizing air.

Sculpture Exhibition , Stone City , Bergamo , Italy 2015

Education in various countries has shaped his artistic work as a hybrid genre. The first art education in Albania and later in Italy begins in the decade of the 80s and 90s. Educating in different countries has formed my artistic performance as a hybrid genre.
About his creation he said : – Working with the solid materials -Such as stone and marble- has been a desire for every passionate artist. had discovered this dreamland in Italy.
It’s obvious that realizing any idea in solid material requires long experience. So my artistic position needed to travel through unknown countries and cultures.
As always, my philosophy of work is begun by balanced aesthetic solution. Avoiding being trivial, obvious or usual, I wanted to introduce my style, an abstract language with minimalist tendencies, sometimes using symbols and lines with immediate impact. The force engaged in their relations with the wider plans has built the characteristics of my work.
The last part of my artistic research is carried out in focus with the Greek mythology.
The theme I have chosen “Nikta & Eberos,” the night and the order in the chaos, helped me to be profounder, maybe even it has created a personal style.
The subject is the “Night” and the other “members” of this big family who live in a house in the “Tartarus”. I have presented them with all the features of their faces using the different media.

In trying to represent the dark side of the human mind, the solutions I have found seem reasonable. Now a part of my own repertoire at this type of research has affected the nature of my work and has created a personal myth.
 
 

Bassorilievo 2015

Zeus, 40 x 41x 3 cm, black Granit 2015

Zeus Black granite 40 cm .

EXU Marmo 40 cm. 2015

Pasithea Limestone h 215 cm Cyprus 2014

Pasithea, H 215 cm, limestone, Cyprus

Pasithea, as wife of Hypnos,the god of sleep and dreams, may have been regarded as a goddess of hallucinations and hallucinogenic drugs. Her name is difficult to translate–the prefix pasis can be translated equally as `all`, `possessed` or `acquired` and the suffix thea as `sight`, `seeing`, `contemplation`, `goddess` or `divine`. Translating it as `Acquired-Sight` may suggest a goddess of hallucination, however in the story of the Iliad, where Hypnos acquires her from Hera in exchange for certain favours, the `Acquired-Goddess` is a perfectly apt name. The name pasithea was also given to some unidentified `magical` plant, perhaps even an hallucinogenic. Hypnos himself was often associated with poppies and opiates

Hypnos Travertine h 300 cm, 2014 Iran

 

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“Hypnos”, Travertine h 300 cm, 2014,Mellat Park, Teheran, Iran.

Hypnos lives in a cave, whose mansion does not see the rising, nor the setting sun, nor does it see the “lightsome noon.” At the entrance were a number of poppies and other hypnotic plants. His dwelling had no door or gate so that he might not be awakened by the creaking of hinges. The river, Lethe, in the underworld, is known as the river of forgetfulness and it flows through his cave.

In my own approach to the “Hypnos” I worked in two levels as the conscious and the subconscious. I have tried to eternally fix the passing time between these two states in the stone.

As you can see, the contortions of the volumes in relation with the lines makes it somehow flexible like the ancient example of sculptures that represent him as a man with one wing in the head bending forward, ready to fly, as a transition phase an unknown dimension, profound and sometimes mysterious.

This work has made in order to have a connection, both between Iranian ancient culture and multicultural, that I wished to conclude a synergy between us.

Planet X ,1° Prize, Pietraia dei Poeti, S. Benedetto del Tronto, Italy 2014

Stone h 37 cm 2014

L’artista Genti Tavanxhiu con un’opera dal titolo: “P X”, ha vinto il primo premio del Concorso internazionale di Scultura organizzato dal Museo della Pietraia dei Poeti di San Benedetto del Tronto

La scultura fa parte della nuova produzione artistica dello scultore che si caratterizza per la presenza di inserti di pietre colorate .

In questo caso, la lastra di roccia scura orizzontale, inserita nella parte mediana della pietra chiara, costituisce la linea nevralgica da cui si irradia l’energia vitale di tutta l’opera.

L’impostazione prende spunto dalla forma de ” la greca” , che in questo caso viene sviluppata e riproposta all’interno di un prezioso scrigno costituto da due strati di pietra chiara che serrano e sigillano al loro interno una lastra scura simbolo archetipo dell’infinito.

Lo sguardo dell’osservatore è prima attirato a scatti verso la cavità centrale che rappresenta il punto focale, sottolineato dalla pietra nera che taglia ed attraversa tutta l’opera, quindi ritorna verso l’esterno seguendo l’andamento obliquo degli spigoli e le linee generate dall’intarsio.

L’ispirazione di questa scultura ha origine dalla passione dell’autore per le pietre naturali, in particolare, per quelle generate dalla sedimentazione di strati diversi che hanno riempito le spaccature provocate da terremoti, dando vita nel corso dei millenni a rocce policrome.

L’artista ha ricreato una nuova roccia naturale incollando strati di pietra colorati col quale è riuscito, con la sua sapiente tecnica di lavorazione, a scolpire nuove forme che sembrano originate dalle forze della natura.

L’opera, per le sue contenute dimensioni, vuole stimolare non solo la vista ma anche il tatto, infatti le cavità le sporgenze e la diversa lavorazione delle superfici creano non solo variazioni cromatiche ma anche sensazioni tattili che possono essere percepite dalle persone con disabilità visive.

La genialità dell’artista risiede nella sua capacità di rinnovare costantemente il suo linguaggio plastico che prende spunto dagli archetipi della cultura del passato che vengono rielaborati ed interpretati in chiave moderna e, come dice Stefano Papetti: “…Nascono così delle sculture capaci di suggestionare l’osservatore e di farlo riflettere sui misteri del creato, superando d’un balzo il vortice di suggestioni effimere suggerite dalla contemporaneità

La greca di Smirne, marble – Karsiyaka, Turkey 2013

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La scultura realizzata da Genti Tavanxhiu,”La greca di Smirne”, è stata ricavata da un blocco di marmo alto due metri, con un volume di quattro metri cubi e il peso di dieci tonnellate.
L’artista, stimolato dall’ambiente ricco di storia mediterranea, seguendo il suo istinto creativo riprende ed elabora il motivo de “la greca” (detta generalmente anche meandro).
Il nome, da una parte, richiama il tortuoso letto del fiume Meandro in Turchia, dall’altra, come ha sottolineato Karl Kerenyi, «è la figura di un labirinto in forma lineare».
Lo sguardo dell’osservatore è attirato e sospinto velocemente verso la cavità centrale dell’opera lasciata volutamente grezza del “labirinto” che rappresenta il punto focale della scultura ove si ferma per una pausa contemplativa, successivamente attraverso le ampie forme è condotto di nuovo verso la terra con la struttura triangolare conficcata nel suolo.
La conformazione degli spigoli esterni dell’opera, sono ben organizzati da ogni angolazione, formano un insieme che richiama alla memoria una costellazione celestiale e la sua armonia, mentre le linee che collegano questi punti “segreti” indicano i punti cardinali.
All’interno della struttura plastica, gli ampi piani geometrici attraverso l’improvviso cambiamento dell’angolo degli spigoli sviluppano una tensione dinamica che anima e caratterizza l’opera e le imprime un senso di leggerezza e di eleganza nonostante la massiccia mole del blocco di marmo.
L’originalità di questa scultura di Genti Tavanxhiu risiede nella sua capacità di far riflettere l’uomo moderno, che trascinato nel vortice effimero della tecnologia informatica si limita solo a guardare ma non riesce a percepire la propria interiorità e ciò che lo circonda.
Infatti, questa opera, contrariamente alla tendenza dell’arte contemporanea che ha abbandonato l’estetica rassicurante, stimola l’osservatore a soffermarsi col proprio sguardo su un dettaglio che potrà colpire la sua sensibilità e aprire la porta all’emozione, al ricordo, alla comprensione dei temi universali della spiritualità umana.

“Thunder”. Marmara Marble h 180 cm. 2013 Kartal,Turkey

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L’artista  e scultore, Genti Tavanxhiu, nel mese scorso,  ha partecipato al Simposio Internazionale di Scultura su marmo di Marmara a Kartal, distretto metropolitano della città di Istanbul in Turchia. La grande metropoli, conosciuta nel corso della sua lunga storia, prima come Bisanzio quindi come Costantinopoli, si estende lungo lo stretto del Bosforo,  sia in Europa (Tracia) che in Asia (Anatolia), da sempre è stata il crocevia e punto di incontro delle principali civiltà del mediterraneo e del mondo asiatico.

Il comitato organizzatore della manifestazione, ha selezionato tra i quattrocento progetti pervenuti, dieci artisti che dal 7 al 28 giugno hanno realizzato le loro opere che saranno collocate nella città. Alla cerimonia ufficiale di chiusura dell’evento, era presente tra le autorità invitate, il console albanese Sign Sadije Xheko.

L’autore, affascinato dal mistero della città di Istanbul, già nella scelta del titolo dell’opera: Thander (Fulmine)  evoca la divinità di Zeus, che prima ancora di essere conosciuto come Signore dell’Olimpo e prima che si creassero i miti sulla sua nascita in Creta, esisteva come divinazione del Sole, inteso come sorgente di tutte le energie e fonte di vita, infatti la folgore era il suo simbolo.

L’opera è stata ricavata da un blocco cubico di marmo bianco striato alto 180 cm.; come si può osservare dalla sequenza di foto, per realizzarla, il comitato promotore del Simposio, ha messo a disposizione dell’artista uomini ed attrezzature per tagliare e per forare la pietra che hanno alleggerito il suo lavoro manuale e ridotto i tempi di esecuzione.

La struttura  è costituita da ampie superfici geometriche ad andamento verticale ed obliquo (a forma di zig-zag) che si alternano e si contrappongono a vicenda in un ritmo dinamico che ricorda le  folgori (saette) intese come energia vitale che scende dal cielo verso la terra per fecondarla e diffondere la vita.

Gli angoli  acuti delle ampie superfici, nel loro alternarsi,  accrescono  la tensione della struttura e danno vita ad un intreccio di linee rette che si estendono nella direzione dei quattro punti cardinali delineando una costellazione di stelle.

La sapiente e raffinata tecnica di lavorazione delle superfici adottata dallo scultore nella realizzazione dell’opera, esalta l’eleganza e il candido splendore del marmo bianco leggermente venato di Marmara.

L’originalità di questa scultura  si esplica in una sintesi plastica astratto-simbolica, caratterizzata da una rielaborazione estetica,  in cui si fondono armonicamente i riferimenti della cultura dell’antico con quelli del linguaggio moderno, attraverso l’utilizzo della pietra: il marmo, simbolo universale di solidità e di bellezza.  

San Benedetto del Tronto, 7 luglio 2013

                                                                                                                      Remo Ridolfi

I had the chance to work with Genti, side by side,  several times.

Genti is far from being a “classic”- traditional sculptor; he would never start up with the discipline and precision required for the enlargement of a model; he would hardly use a measuring tape. On the contrary, he rushes directly on the marble block, cutting it generously, until he obtains a rough sculpture form. And, when you are sure that the sculpture is finished, he starts cutting again. Not once, but several times. He checks the surfaces, the curves and acmes, he estimates the relations and the balance between them  and starts remodifying these relations. Until he covers and discovers every single view, until he will organize every tiny or large surface, until he will define every edge and work out every curve. Nevertheless, his strong instict of sculptor always whispers to him where to end up. The result of this procedure is a vibrant scuptural composition  full of inner intensity and frankness, with an autonomous dynamic presence and function.

For this sculpture Genti once again follows the same procedure. Stimulated by Greek mythology he designs his “Zeus”. It is  not another sculpture about mythology that has inspired the majority of sculptors throughout art history; the theme is just the vehicle for a dynamic composition.  The sculpture stands on the soil based on a relatively small surface (an allusion of lightness) on one side, and just on an acme -at the  limits of statics- on the other; a favorite practice of the artist. The diagonal  lines form a strong “contraposto”  that gives to the sculpture an inner tension and a dynamic movement directed towards one side and upwards, to the point where action reaches its peak.  Smooth curves, sharp angles and well determined surfaces build up a powerful geometric form. The diffraction of movement at the upper part does not function in an introversive way,  as it forms an openning, a window for the specator to overpass and see through and endows the sculpture with an additional approach. Thus, the sculptor achieves to convey the sense of a “light” sculpture, despite the bulk of the raw marble, which he takes advantage of for enriching the composition with the sense of movement.

The angles, well organised from every view, form an ensemble that reminds a celestial constellation and its harmony, whereas the lines join  these “secret” points to one another. The result is a sculpture well balanced, full of action, spontaneity, intensity and dynamism emerging from inside. A sculpture that gives the impression of an organism in motion, as the intense alteration of shadow and light continuously change the volumes and their relations, under the Mediterranean sun.

Athina 2013

Antonis Myrodias

 

 

“Visitors”, Travertine h 236cm, Italy. 2013

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