Monthly Archives: maggio 2013

“Thunder”. Marmara Marble h 180 cm. 2013 Kartal,Turkey

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L’artista  e scultore, Genti Tavanxhiu, nel mese scorso,  ha partecipato al Simposio Internazionale di Scultura su marmo di Marmara a Kartal, distretto metropolitano della città di Istanbul in Turchia. La grande metropoli, conosciuta nel corso della sua lunga storia, prima come Bisanzio quindi come Costantinopoli, si estende lungo lo stretto del Bosforo,  sia in Europa (Tracia) che in Asia (Anatolia), da sempre è stata il crocevia e punto di incontro delle principali civiltà del mediterraneo e del mondo asiatico.

Il comitato organizzatore della manifestazione, ha selezionato tra i quattrocento progetti pervenuti, dieci artisti che dal 7 al 28 giugno hanno realizzato le loro opere che saranno collocate nella città. Alla cerimonia ufficiale di chiusura dell’evento, era presente tra le autorità invitate, il console albanese Sign Sadije Xheko.

L’autore, affascinato dal mistero della città di Istanbul, già nella scelta del titolo dell’opera: Thander (Fulmine)  evoca la divinità di Zeus, che prima ancora di essere conosciuto come Signore dell’Olimpo e prima che si creassero i miti sulla sua nascita in Creta, esisteva come divinazione del Sole, inteso come sorgente di tutte le energie e fonte di vita, infatti la folgore era il suo simbolo.

L’opera è stata ricavata da un blocco cubico di marmo bianco striato alto 180 cm.; come si può osservare dalla sequenza di foto, per realizzarla, il comitato promotore del Simposio, ha messo a disposizione dell’artista uomini ed attrezzature per tagliare e per forare la pietra che hanno alleggerito il suo lavoro manuale e ridotto i tempi di esecuzione.

La struttura  è costituita da ampie superfici geometriche ad andamento verticale ed obliquo (a forma di zig-zag) che si alternano e si contrappongono a vicenda in un ritmo dinamico che ricorda le  folgori (saette) intese come energia vitale che scende dal cielo verso la terra per fecondarla e diffondere la vita.

Gli angoli  acuti delle ampie superfici, nel loro alternarsi,  accrescono  la tensione della struttura e danno vita ad un intreccio di linee rette che si estendono nella direzione dei quattro punti cardinali delineando una costellazione di stelle.

La sapiente e raffinata tecnica di lavorazione delle superfici adottata dallo scultore nella realizzazione dell’opera, esalta l’eleganza e il candido splendore del marmo bianco leggermente venato di Marmara.

L’originalità di questa scultura  si esplica in una sintesi plastica astratto-simbolica, caratterizzata da una rielaborazione estetica,  in cui si fondono armonicamente i riferimenti della cultura dell’antico con quelli del linguaggio moderno, attraverso l’utilizzo della pietra: il marmo, simbolo universale di solidità e di bellezza.  

San Benedetto del Tronto, 7 luglio 2013

                                                                                                                      Remo Ridolfi

I had the chance to work with Genti, side by side,  several times.

Genti is far from being a “classic”- traditional sculptor; he would never start up with the discipline and precision required for the enlargement of a model; he would hardly use a measuring tape. On the contrary, he rushes directly on the marble block, cutting it generously, until he obtains a rough sculpture form. And, when you are sure that the sculpture is finished, he starts cutting again. Not once, but several times. He checks the surfaces, the curves and acmes, he estimates the relations and the balance between them  and starts remodifying these relations. Until he covers and discovers every single view, until he will organize every tiny or large surface, until he will define every edge and work out every curve. Nevertheless, his strong instict of sculptor always whispers to him where to end up. The result of this procedure is a vibrant scuptural composition  full of inner intensity and frankness, with an autonomous dynamic presence and function.

For this sculpture Genti once again follows the same procedure. Stimulated by Greek mythology he designs his “Zeus”. It is  not another sculpture about mythology that has inspired the majority of sculptors throughout art history; the theme is just the vehicle for a dynamic composition.  The sculpture stands on the soil based on a relatively small surface (an allusion of lightness) on one side, and just on an acme -at the  limits of statics- on the other; a favorite practice of the artist. The diagonal  lines form a strong “contraposto”  that gives to the sculpture an inner tension and a dynamic movement directed towards one side and upwards, to the point where action reaches its peak.  Smooth curves, sharp angles and well determined surfaces build up a powerful geometric form. The diffraction of movement at the upper part does not function in an introversive way,  as it forms an openning, a window for the specator to overpass and see through and endows the sculpture with an additional approach. Thus, the sculptor achieves to convey the sense of a “light” sculpture, despite the bulk of the raw marble, which he takes advantage of for enriching the composition with the sense of movement.

The angles, well organised from every view, form an ensemble that reminds a celestial constellation and its harmony, whereas the lines join  these “secret” points to one another. The result is a sculpture well balanced, full of action, spontaneity, intensity and dynamism emerging from inside. A sculpture that gives the impression of an organism in motion, as the intense alteration of shadow and light continuously change the volumes and their relations, under the Mediterranean sun.

Athina 2013

Antonis Myrodias