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Monument “Mons. Sciocchetti” San Benedetto del Tronto (Italy) 2006, Travertine, h. 750 cm.

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Ho conosciuto Genti Tavanxhiu alcuni anni fa a San Benedetto del Tronto, quando ha realizzato il monumento che si staglia alla fine del molo, una vela di pietra campita sull’azzurro dell’Adriatico, che con grande semplicità ma anche in modo assai suggestivo evoca l’ esperienza di quanti, per ragioni di lavoro o di vita, hanno scelto di percorrere le rotte che uniscono l’Occidente all’Oriente d’Europa.
Le successive prove artistiche dello scultore albanese hanno confermato la sua forza espressiva, affidata ad un segno incisivo e scabro, privo di compiacimenti virtuosistici,ma proprio per questa ragione quanto mai efficace nel trasmettere il risultatodi un sofferto dialogo interiore.

L’artista rivela unamore profondo per i materiali usati per modellare le sue opere: il travertino, la pietra d’Istria, i rari marmi provenienti da luoghi remoti dell’Orientevengono scelti anche in ragione di una particolare intonazione cromatica, in grado di suggestionare la resa plastica.

Nascono così delle opere capaci di instaurare un dialogo con il contesto naturale o architettonico che le ospita, come mostra la cattedra episcopale del Duomo di Rieti, unaustero monolite di travertino rosso dell’Iran modellato come il trono di Ulisse nella reggia di Itaca: l’alto schienale si conclude con una carnosa voluta, elemento che ritorna con linee più mosse anche nella definizione dei braccioli del sedile, dando corpo ad una forma moderna ed arcaica allo stesso tempo, inserita in un contesto decorativo tardo barocco caratterizzato da pannelli in marmi policromi, ornamenti in stucco, altari di elaborata fattura.

Le radici della formazione artistica di Tavanxhiu affondano nella cultura figurativa cicladica e greca del periodo arcaico, dalle quali deriva la semplificazione formale, il vigore della resa plastica, l’attenzione a valorizzare le qualità materiche delle pietre usate e la monumentalità delle forme.

Certamente altri riferimenti più vicini a noi possono essere rintracciati nelle plastiche di Tavanxhiu, in modo particolare identificabili nel primitivismo che caratterizza le opere di molti artisti del Novecento, da Arp a Moore, ma mi sembra che tali approcci siano più il frutto di una riflessione critica che non il risultato di un interesse sorgivo e spontaneo nei loro confronti.

Nascono così delle sculture capaci di suggestionare l’osservatore e di farlo riflettere sui misteri del creato, superando d’un balzo il vortice di suggestioni effimere suggerite dalla contemporaneità.

Le opere di Tavanxhiu recuperano dunque il valore morale dell’arte del passato, concepita non soltanto per dilettare ma soprattutto per affermare quei valori etici che sono alla base del vivere civile.

È così che l’arte può assumere un intento “politico” e si rende capace di denunciare la povertà di valori della società presente, richiamando alla concretezza del vivere sociale e, nel caso di queste sculture, rappresentando anche un avvertimento ad un più equilibrato rapporto con la natura.

Ascoli Piceno, 9 ottobre 2013  Stefano Papetti

“Harmonic Travell” , Marble, Base 400cm, 2005.(Romania)

 

Harmonic Travell. Base-400cm. Pitesti (Romania)2005

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Reservoir de memoire ,Limestone h 100cm, Morges (Suisse) 2005. Special jury prize

reservuar de memoire

Church Vazia (RI)(Italy), Ambone, Travertine, H-180cm. 2004.

Sede vazia

Ambone Vazia RI

SS. Annunziata, Church Italy 1999 – 2000

altare

 

tabernacolo

Battistero 1999

www.gentisculpture.eu

Gentia

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