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man avet attilaKorca Park 2017. Asian Edition. Stone Sculpture Symposium. Curator Genti Tavanxhiu. Albania

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1st International Symposium of Architecture, Korçe from 16 to 22 July, 2017 Albania



Genti Tavanxhiu  education in various countries has shaped his artistic work as a hybrid genre. The first art education in Albania and later in Italy begins in the decade of the 80s and 90s.  Educating in different countries has formed my artistic performance as a hybrid genre. About his creation he said : – Working with the solid materials -Such as stone and marble- has been a desire for every passionate artist. had discovered this dreamland in Italy. It’s obvious that realizing any idea in solid material requires long experience. So my artistic position needed to travel through unknown countries and cultures. As always, my philosophy of work is begun by balanced aesthetic solution. Avoiding being trivial, obvious or usual, I wanted to introduce my style, an abstract language with minimalist tendencies, sometimes using symbols and lines with immediate impact. The force engaged in their relations with the wider plans has built the characteristics of my work. I m Working continually to have a  expression’s form that is  every time changing. Persist in the fact that a further idea does not depend on the medium, but by the power that you have in your own ideas, based on the experience accumulated over time, diluted in the vastness of the art disciplines who exercise during the drafting of his own creativity. Arising from all this amount of energy emitted, emerges gradually formed a style. I mine, it has the appearance of an expressive abstraction, an indirect language that cell behind a search, sometimes themed, and … makes from scratch with a new story. The elements that make my expression certainly have an international impact. The way I do and directed to all cultures because my roots, my studies are based on the human psyche. Technologies, information on social, the Internet network have linked us between us much faster than in previous time and for this reason we are called to a global opening with a language understandable to all.


Ho conosciuto Genti Tavanxhiu alcuni anni fa a San Benedetto del Tronto, quando ha realizzato il monumento che si staglia alla fine del molo, una vela di pietra campita sull’azzurro dell’Adriatico, che con grande semplicità ma anche in modo assai suggestivo evoca l’ esperienza di quanti, per ragioni di lavoro o di vita, hanno scelto di percorrere le rotte che uniscono l’Occidente all’Oriente d’Europa. Le successive prove artistiche dello scultore albanese hanno confermato la sua forza espressiva, affidata ad un segno incisivo e scabro, privo di compiacimenti virtuosistici, ma proprio per questa ragione quanto mai efficace nel trasmettere il risultato di un sofferto dialogo interiore. L’artista rivela un amore profondo per i materiali usati per modellare le sue opere: il travertino, la pietra d’Istria, i rari marmi provenienti da luoghi remoti dell’Oriente vengono scelti anche in ragione di una particolare intonazione cromatica, in grado di suggestionare la resa plastica. Nascono così delle opere capaci di instaurare un dialogo con il contesto naturale o architettonico che le ospita, come mostra la cattedra episcopale del Duomo di Rieti, un austero monolite di travertino rosso dell’Iran modellato come il trono di Ulisse nella reggia di Itaca: l’alto schienale si conclude con una carnosa voluta, elemento che ritorna con linee più mosse anche nella definizione dei braccioli del sedile, dando corpo ad una forma moderna ed arcaica allo stesso tempo, inserita in un contesto decorativo tardo barocco caratterizzato da pannelli in marmi policromi, ornamenti in stucco, altari di elaborata fattura. Le radici della formazione artistica di Tavanxhiu affondano nella cultura figurativa cicladica e greca del periodo arcaico, dalle quali deriva la semplificazione formale, il vigore della resa plastica, l’attenzione a valorizzare le qualità materiche delle pietre usate e la monumentalità delle forme. Certamente altri riferimenti più vicini a noi possono essere rintracciati nelle plastiche di Tavanxhiu, in modo particolare identificabili nel primitivismo che caratterizza le opere di molti artisti del Novecento, da Arp a Moore, ma mi sembra che tali approcci siano più il frutto di una riflessione critica che non il risultato di un interesse sorgivo e spontaneo nei loro confronti. Nascono così delle sculture capaci di suggestionare l’osservatore e di farlo riflettere sui misteri del creato, superando d’un balzo il vortice di suggestioni effimere suggerite dalla contemporaneità. Le opere di Tavanxhiu recuperano dunque il valore morale dell’arte del passato, concepita non soltanto per dilettare ma soprattutto per affermare quei valori etici che sono alla base del vivere civile. È così che l’arte può assumere un intento “politico” e si rende capace di denunciare la povertà di valori della società presente, richiamando alla concretezza del vivere sociale e, nel caso di queste sculture, rappresentando anche un avvertimento ad un più equilibrato rapporto con la natura.

Stefano Papetti  , Ascoli Piceno, 9 ottobre 2013

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